Questione di gusto

Oggigiorno si va ad un museo (spesso)  e si guardano gli oggetti con un atteggiamento di approvazione o disgusto, in virtù di un unico fatto: se ci piace o no, come se andassimo a scegliere il divano per casa.
Questione di gusto.
La cultura é diventata come cibo da ingerire, si sceglie ciò che ci piace; solo per stoici o fissati per la propria salute mentale lo scegliere altro, solo per studiosi capire il perchè e scegliere per se stessi di conseguenza.
Invece l’arte riguarda la conoscenza, sia che mi piaccia, sia che non mi piaccia, andare a fondo al suo perchè, da dove, per chi, e praticarla é conoscenza, mentre il resto é depredarla. Lo scopo dell’arte non é impressionare, eccitare, quello é lo scopo del capitale per vendere e farti diventare suo schiavo a vita. Se é arte libera, altrimenti é mercato, al pari di un elettrodomestico ma niente bancarelle artigianali solo raffinata induzione da multinazionali ricoperte da onlus fake, cappotto morale necessario a truffare le buone intenzioni dei più. Sì, evviva i più, anche se ancora non svegli, da entrambe le parti, sono coloro che il mondo desidera chiamandoli speranza.
Se é arte libera, dicevo, infastidisce chi non vuole prendersi le proprie responsabilità, al pari di chi specula su questo camuffato egoismo.
Nulla può essere compreso senza esperienza ed amore.
Esperienza e amore.
Gli oggetti che escono sono “artefatti”, fatti ad arte non arte, quella rimane all’artista, finché é in vita e in questi fatti, oggi, non c’é tutta quella performance art fatta per impressionare divinizzare o sbalordire, sconvolgere e mai accogliere, proteggere dal non si sa dove e perchè.

Prima è mortoDio, poi il Mistero, forse non manca l’Uomo.

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