Con la pratica la sensibilità aumenta
su tutto
rispetto a quello che ingerisci
rispetto a quello che deglutisci
rispetto a ciò che vedi
rispetto a ciò che ti tocca.
Aumenta
esponenzialmente.
Sembra un paradosso:
mentre la pratica avanza e la sensibilità aumenta
l’allontanamento dal bisogno di ciò che senti
avviene nella stessa identica misura.
A volte non sembra
a volte sembra
l’aumentata sensibilità sia attaccamento
in apparenza può sembrare
in apparenza
solo a parole o a ragionare.
La pratica conferma il paradosso.
In manifestazione?
Sì, succede
l’acuta sensibilità strabocca in una reazione immensa
per ciò che osservi fuori da te
non la puoi contenere, esplode
ma solo dentro, nel tuo interno
non sai dove in realtà
luoghi luminosi non oscuri
non esplode più fuori
come un tempo faceva
senza mai esaurirsi del tutto tra l’altro
malgrado la nefasta violenza .
Questo specifico modo di progredire della pratica
può essere saggiamente accompagnato da un discernimento
lucido, intelligibile, onesto
di ciò di cui ho bisogno.
I bisogni reali si riducono
nonostante la sensibilità nella percezione
di tutto il corpo
di tutti i suoi oggetti mentali
di tutti i suoi oggetti emotivi
aumenti.
Il non dualismo
spiega molto bene questo processo
a livello logico non ha senso
a livello pratico accade proprio questo.
Accade allora
avere piacere senza averne bisogno
accade allora che pensi
possa essere l’unico reale piacere possibile in questo mondo
il resto é
tentato abbarbicamento a qualcosa che rende più piacevole una realtà
che poi non riconosci più come vera, solo apparente, appunto.
La maggior sensibilità crea distacco
lo si capisce abbastanza in fondo:
in fondo
sarà veramente importante
sentirlo.