Oggi forte , è arrivato il ricordo di Alfredo
della sua morte, sul palco del teatro di Digione.
Noi attoniti di fronte a quella scena
inginocchiati a pregare per la sua dipartita.
Ancora l’ambulanza non era arrivata
Romeo sbatteva la testa da tutte le parti
contro lo spazio fatto ad angoli
usato dal dolore incontrollato di altri
gli urlavano contro: “Assassino”.
La lunga serata con Matteo in centro
bevemmo molto senza riuscire ad ubriacarci
mi sorpresi di me, quando all’ascensore mi chiese
“Vieni in camera mia?” io pensai
“Stanotte no da sola!”
abbassai la testa risposi:” Certo”.
Entrammo in camera lui subito in doccia
io mi svestii mi infilai sotto le coperte.
Solamente dormimmo, nella notte ho ricordo di lui
mi bloccò le braccia a mulino
“Manola calmati é passato, non torna Alfredo”.
La mattina mi svegliai con i piedi dove la sera avevo la testa
Matteo stava dormendo con le mani incrociate sulla testa,
misi i piedi per terra sopra i miei indumenti
li presi a mucchio, andai in bagno piedi freddi
la moquette era solo accanto al letto
rivestita di corsa poi in camera, Sara dormiva
mi cambiai da lavoro senza svegliarla.
Quando arrivai in teatro la portiera sgranò gli occhi
come avesse visto un fantasma
non mi disse bonjour come ogni mattina
in inglese chiesi:” Posso usare il palco?”
mi rispose:” E’ a vostra disposizione”.
Il corridoio, i camerini, il dietro quinte
il silenzio e l’odore si confondevano.
Il palco era immenso con la generale accesa
s’illuminava fino alla sesta fila.
Lasciai la borsa dietro una quinta, direi la terza a destra
guardai lo spazio della scena del giorno prima, piangevo
chinai profondamente la testa, vedevo le gocce sul pavimento
lentamententrai
camminai fin dove sentii, poi lentamente cedetti verso terra
in posizione fetale aspettai; i singhiozzi si calmarono
potevo iniziare a fare ciò che sentivo.
Non ho idea di quanto durò, né di ciò che fu
quando sentii terminato il lavoro da fare
ero di profilo al pubblico, in piedi
lo sguardo all’altezza degli occhi, non mi sentivo io
la quinta era piena di corde un tavolo, non ero ancora tornata
era difficile muoversi, lentamente iniziai a fare un passo
lo spazio era densissimo
sentivo il corpo tutto unito, come un punto
le braccia le gambe, tutto attaccato al busto e stretto
stretto, non piacevole, al terzo o quarto lentissimo passo
mi fermò bruscamente una mano sulla spalla destra
sgranai gli occhi di fronte a me ero sicura di essere sola
non mi girai, il cuore correva ero congelata
la gola a fatica restava non chiusa_apri Manola apri_
nel silenzio tombale una voce che non conoscevo nelle orecchie
“VA BENE COSI’”, era Alfredo
non potevo credere, non credetti allora alle parole ascoltate
ma ero certa di averle sentite come adesso di ricordarle
tolse la mano, lo spazio era ormai libero, la paura a picco
camminai fino dietro la prima quinta incredula
lenta, senza mai voltarmi
“Esci di qui Manola, esci di qui!” non so chi lo diceva;
presi le mie cose da terra, mi trovai al sole
fuori dal teatro, alzai la testa verso il cielo.
Alfredo é mancato, era il 2009
dopo moltissimi anni oggi é affiorato
forte delineato, vivido quel ricordo
da farmi piangere a occhi strettissimi.
Nessuno va via, nessuno
o forse quei pochi che se lo meritano.